Chi l’ha visto?

Chi l’ha visto?

Performance televisiva interattiva + digital video + video analogico – durata: 4’12’’ – 2007

Macchiagodena (IS)

intro:

dal 2 al 20 maggio 2007 a Macchiagodena (Isernia), all’interno di Io Project (Investigation about Ontology), è attiva la tct (televisione territoriale contemporanea): una televisione di quartiere il cui segnale copre il territorio del Comune.

Il palinsesto della tct è in un loop che viene aggiornato quotidianamente con i servizi degli eventi legati a Io Project (concerti, interventi artistici, inaugurazioni, interviste agli abitanti, feste locali).

Nella notte tra il 7 e l’8 maggio, il palinsesto viene cortocircuitato da una diretta low-fi di 15 minuti.

Sulla base delle riprese effettuate è stato montato un video di circa 4 minuti.

La relazione dell’operazione compiuta con il progetto generale (Io Project) si fonda su un intervento estemporaneo che agisce sull’unico canale d’informazione che il progetto stesso mette a servizio del pubblico a casa.

Il palinsesto subisce una temporanea sovversione che si appropria del mezzo di comunicazione.

azione:

Si tratta di un’azione virale [1] finalizzata a sovvertire sia a livello formale che contenutistico la tct.

L’aspetto tautologico è dichiarato nei dialoghi: costruire una ripresa nella ripresa.

La produzione tv riprende se stessa attraverso l’utilizzo degli stessi mezzi utilizzati nel progetto.

Una telecamera a infrarossi si aggira nei locali della ex-scuola del paese che, di giorno, ospita i laboratori del workshop-video e la sala regia dell’emittente.

L’immagine che ne risulta nel montato scopre la natura dell’azione.

osservazioni:

L’azione ha impegnato diversamente i membri del gruppo SDAW.

L’apporto dato da ognuno risponde a scelte stilistiche individuali che in maniera spontanea hanno determinato la differenziazione dei ruoli. L’azione è collettiva, ma l’intervento di ogni soggetto conserva un approccio personale all’immagine.

Dietro la telecamera ad infrarossi si avvicendano due visioni, da un certo gusto performativo, che realizzano flussi di immagini che trasmesse al monitor della televisione in tempo reale vengono riprese con una macchina fotografica digitale a bassa definizione.

Questa lavora sull’esaltazione del disturbo creato dalla mancata sintonizzazione del segnale (volutamente falsato per differire dall’estetica generale che sostanzia la tct. L’azione è infatti anti-documentaristica, anti-narrativa, anti-televisiva).

L’audio del montato –a cui corrisponde una messa in onda muta- riporta i dialoghi relativi al momento dell’azione e funziona come pretesto per una autodeterminazione del gruppo e per la definizione dell’operazione stessa, sottolineandone contemporaneamente l’aspetto tecnico e quello ludico. Quest’ultimo è rafforzato dall’interazione dei membri di SDAW, che converge nella riconoscibilità di una “etica di gruppo” [2].

Il titolo attribuito al video cita chiaramente un noto format televisivo che lavora sulla identità delle persone che ha per protagoniste. È quindi un pretesto per alludere all’impossibilità di sapere chi tra gli spettatori della tct abbia assistito alla diretta che si è svolta nel più rigoroso anonimato.

barbara esposito piotr hanzelewicz carlo nannicola


[1] Riferimento concettuale a Epidemic © di Lars Von Trier e ad alcuni aspetti del decalogo etico di Dogma95, come anche [epidemiC] e gli 010010111011101.org che nel 2001 presentano biennale.py a Venezia

[2] I punti fondamentali di questa sono la necessità di un utilizzo antagonista del mezzo di comunicazione (vt is not tv), l’interesse per le pratiche di sovversione semiotica, la riflessione sulla politica di controllo che sussiste nell’informazione (a partire da Orwell fino ad arrivare alla rilettura di J. Bentham operata da Foucault), il tutto in un meltin’pot di visual culture che in maniera paratattica mixa reality show a videoclip piuttosto che immagini di videosorveglianza al “ground zero” del palinsesto tv).



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