Dalla net art a L’Aquila

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Net art

Hole in Space, di Kit Galloway e Sherrie Rabinowitz - 1980

Per poter parlare di net art devo prendere come esempio due opere prodotte negli anni 80, entrambe negli stati uniti.

La prima, Hole in Space, di Kit Galloway e Sherrie Rabinowitz, è un progetto installativo in cui due schermi collocati uno a Los Angeles e l’altro a New York trasmettono via satellite e quindi live il pubblico che in quel momento è presente nei due luoghi. Quello di Galloway e Rabinowitz è uno dei primiesperimenti a mettere in connessione persone fisicamente distanti annullando lo spazio che le divide.

Nel 1982 “The world in 24 hours” di Robert Adrian, collega via radio 16 città nel mondo.

Queste due opere rappresentative dell’avanguardia di allora si avvalgono di tecnologie capaci di creare nuovi spazi espressivi, spazi di condivisione che possono essere visti come l’anticipazione dell’arte relazionale. Negli anni 90, questo linguaggio verrà etichettato da Vuk Cosic “Net Art”, un’arte nata nella rete e per la rete.

Anche se attualmente molte scuole di pensiero la dichiarano finita, io invece penso che la Net Artavvalendosi della tecnologia come spazio e strumento espressivo, ne subisce i cambiamenti e le evoluzioni. Parlare di Web Art, oggi, è come parlare di una Net Art 2.0.

Greetings from L’Aquila

Come tutti gli aquilani ho purtroppo vissuto il terremotoche ha colpito L’Aquila; dopo il sisma ho filmato, fotografato e documentato i resti della città in cui vivo. La città è talmente stravolta che le immagini raccolte hanno fatto di me un turista. Ogni scatto è una cartolina che, se da una parte, descrive la desolazione che mi circonda, dall’altra, traduce un mio personale sentimento.

E’ il mio modo di vedere ciò che rimane e, contemporaneamente, è ciò che rimane.

Ogni immagine diventa simbolo, un meme, e inizia a circolare come una bottiglia con dentro un messaggio lasciato alla deriva.

E’ qui che il ruolo della rete ha un senso. Inviando i miei “saluti” da L’Aquila, innesco un meccanismo, affidandomi alla possibilità che qualcuno li raccolga e che li condivida utilizzandoa sua volta lo stesso strumento.

Greetings from L’Aquila è anche questo, un messaggio dal destinatario sconosciuto.

L’Aquila e la partecipazione

In una città dove le persone tutt’ora faticano a incontrarsi fisicamente, uno dei collanti sociali più efficaci è rappresentato dainternet con blog personali, reti sociali e spazi di informazione cittadina. In un contesto del genere, una delle mie prime necessità è stata assicurarmi che L’Aquila avesse la giusta visibilità a livello mediatico. L’occasione mi è stata datadall’assemblea cittadinache, nel maggio 2010, mi ha proposto di assumere unruolo attivo all’interno delle iniziative intraprese collettivamente. Con un lavoro durato settimane, superati alcuni scogli ideologici, abbiamo creato una “WebTV partecipata” dove i cittadini possono riportare le loro testimonianze, i propri interrogativi condividendoli con la comunità.

Come ho detto prima, l’esperimento condotto da Adrian “The world in 24 hours” collegava città distanti migliaia di chilometri, “laquila99.tv“ paradossalmente, sottolinea quanto le persone sono altrettanto lontane non avendo spazi reali di aggregazione.



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